Links: Vincenzo Bugno, Luigi Lotti und Ulrike Ottinger
Preisverleihung 16.04.2026, Bozen / Foto: Barbara Weigel
16.04.26 16:30 Uhr Vincenzo Bugno & Ulrike Ottinger BFFB TALK
16.04.26 18:00 Uhr Screening und Q&A PARIS CALLIGRAMMES
und
VERLEIHUNG „EHRENPREIS FÜR EINE HERAUSRAGENDE FILMKARRIERE“
17.04.26 17:15 Uhr Screening und Q&A JOHANNA D´ARC OF MONGOLIA
Links: Vincenzo Bugno, Luigi Lotti und Ulrike Ottinger
Preisverleihung 16.04.2026, Bozen / Foto: Barbara Weigel
Von Alessandra Thiele
"Tener un elogio dell’opera di Ulrike Ottinger significa avventurarsi in un terreno che sfugge a ogni facile categorizzazione. L’opera di Ottinger è un campo aperto di possibilità – un cosmo in cui arte, etnografia, fantasia e realtà si intrecciano incessantemente. Chi cerca un’etichetta, fallirà.
I film di Ottinger sono caratterizzati da una radicale autonomia. Si sottraggono alle convenzioni del mainstream così come alle aspettative del cinema d’autore classico o d’essai. Si dispiega invece un’opera che è al tempo stesso opulenta e precisa, giocosa e riflessiva. È un cinema dell’attrazione che vuole meno raccontare che mostrare – un cinema che seduce, irrita e incanta.
Dalle sue opere traspare una sete di mondo. Al centro c’è sempre la trasformazione. Ottinger amplia la realtà, vi aggiunge nuovi livelli e apre spazi all’altro, allo straniero, a ciò che non è ancora stato pensato. Le sue immagini sono ricche di riferimenti, di tracce culturali e di strati storici. Monta, crea, incolla, compone – e crea così universi visivi di grande densità, in cui il documentario e la finzione si intrecciano in modo indissolubile.
Il suo sguardo è sempre anche curioso, indagatore. Ottinger non è solo una regista, ma anche una collezionista, un’archivista, una viaggiatrice. Le sue opere sono caratterizzate da un’intensa ricerca e da un profondo confronto con culture, storie e immagini. Nei suoi film, il collezionismo stesso diventa comprensibile come pratica artistica: come un tentativo di rendere visibile il mondo nella sua diversità, senza semplificarlo.
Allo stesso tempo, questo cinema è profondamente politico – non attraverso messaggi di facile effetto, ma attraverso la sua forma. Mettendo in discussione le norme e dando spazio a ciò che è emarginato, Ottinger crea un contro-modello estetico alla ristrettezza sociale. La queerness, l’eccentricità e l’essere diversi non appaiono qui come deviazioni, ma come forza creativa.
Per decenni ha lavorato con coerenza contro la «dittatura della mediocrità» – con un mix inconfondibile di serietà e anarchia, eleganza ed eccesso. Ulrike Ottinger ha aperto nuove possibilità al cinema: come luogo di incontro, di immaginazione e di liberazione.
Questo elogio è quindi dedicato non solo a una grande artista, ma a una pioniera del cinema. È alla sua opera che dobbiamo la consapevolezza che il cinema può essere più di una narrazione – ovvero un’esperienza che trasforma la nostra percezione e amplia il nostro sguardo sul mondo."
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"Eine Laudatio auf das Werk Ulrike Ottingers zu halten, heißt, sich auf ein Terrain einzulassen, das sich jeder einfachen Kategorisierung entzieht. Ottingers Werk ist ein offenes Feld der Möglichkeiten – ein Kosmos, in dem sich Kunst, Ethnografie, Fantasie und Wirklichkeit unaufhörlich durchdringen. Wer nach einem Label sucht, wird scheitern.
Ottingers Filme sind geprägt von einer radikalen Eigenständigkeit. Sie verweigern sich den Konventionen des Mainstreams ebenso wie den Erwartungen des klassischen Autoren- oder Arthouse Kinos. Stattdessen entfaltet sich ein Werk, das gleichermaßen opulent und präzise, verspielt und reflektiert ist. Es ist ein Kino der Attraktion, das weniger erzählen als zeigen will – ein Kino, das verführt, irritiert und betört.
Ein Durst nach Welt spricht aus ihren Arbeiten. Im Zentrum steht dabei stets die Transformation. Ottinger erweitert die Wirklichkeit, fügt ihr neue Ebenen hinzu und öffnet Räume für das Andere, das Fremde, das noch nicht Gedachte. Ihre Bilder sind reich an Referenzen, an kulturellen Spuren und historischen Schichten. Sie montiert, collagiert, komponiert – und erschafft so Bildwelten von großer Dichte, in denen sich das Dokumentarische und das Fiktionale untrennbar verschränken.
Dabei ist ihr Blick immer auch ein neugieriger, ein forschender. Ottinger ist nicht nur Filmemacherin, sondern auch Sammlerin, Archivarin, Reisende. Ihre Arbeiten sind geprägt von intensiver Recherche und einer tiefen Auseinandersetzung mit Kulturen, Geschichten und Bildern.
In ihren Filmen wird das Sammeln selbst als künstlerische Praxis begreiflich: als ein Versuch, die Welt in ihrer Vielfalt sichtbar zu machen, ohne sie zu vereinfachen.
Gleichzeitig ist dieses Kino zutiefst politisch – nicht durch plakative Botschaften, sondern durch seine Form. Indem Ottinger Normen hinterfragt und dem Marginalisierten Raum gibt, schafft sie ein ästhetisches Gegenmodell zu gesellschaftlicher Verengung. Queerness, Exzentrik und Andersheit erscheinen hier nicht als Abweichung, sondern als schöpferische Kraft.
Über Jahrzehnte hinweg hat sie konsequent gegen die „Diktatur des Mittelmaßes“ gearbeitet – mit einer unverwechselbaren Mischung aus Ernsthaftigkeit und Anarchie, Eleganz und Exzess. Ulrike Ottinger hat dem Kino neue Möglichkeiten eröffnet: als Ort der Begegnung, der Imagination und der Befreiung.
Diese Laudatio gilt daher nicht nur einer großen Künstlerin, sondern einer Pionierin des Kinos. Ihrem Werk verdanken wir die Erkenntnis, dass Kino mehr sein kann als Erzählung – nämlich ein Erlebnis, das unsere Wahrnehmung verändert und unseren Blick auf die Welt erweitert."